BIANCHI

Fin dall’antichità, il vino è il prodotto agricolo che più ha saputo mantenere il legame storico con l'ambiente di coltivazione, riuscendo ad incrementare il valore dell'origine del prodotto e del rapporto con il territorio .

Diverse regioni europee sono l’esempio di queste preziose realizzazioni culturali che hanno saputo trarre il massimo beneficio nel coniugare la storicità dei loro vitigni con il saper fare nei territori di coltivazione.

In Italia la coltivazione della vite ha origini antichissime e le ‘denominazioni’ rispecchiano il legame con i luoghi di coltivazione, come ad esempio il nome Vinum Falernum. Di Falerno se ne distinguevano ben tre varietà: la più rinomata era il Faustianum, prodotto sulla media collina corrispondente agli attuali territori collinari del comune di Falciano del Massico e Casanova di Carinola; quello di alta collina, il Caucinum nel territorio corrispondente alla collina di Casale di Carinola; mentre il vino di pianura aveva l’appellativo generico di Falerno (Plin., N.H., XIV 6).

Nei secoli successivi si verificarono cambiamenti epocali, duranti i quali soprattutto le signorie e i religiosi riuscirono a conservare e consolidare la relazione tra vitigno e ambiente, come ad esempio la Borgogna.

In Italia si assiste nel tempo ad una spiccata regionalizzazione e si coltiva un vasto patrimonio di vitigni che costituisce il modello di denominazioni dell’origine dei vini. A fronte di ciò, bisogna evidenziare che si è assistito anche all’introduzione di vitigni che hanno fatto la storia di altri territori, soprattutto francesi, dei quali si è incoraggiata la coltivazione, anzichè impegnarsi nello sviluppo di centinaia di vitigni anticamente coltivati.

Oggi tuttavia è maturata la consapevolezza che occorre rivalutare la nostra piattaforma ampelografica, apprezzarne la sua variabilità, originalità e potenzialità. La varietà dei vitigni costituisce la vera forza del nostro vino, della sua economia e di quella dei suoi territori di coltivazione. Basti pensare all'Aglianici, Barbera, Cannonau, Corvina, Garganega, Lambrusco, Malvasia, Montepulciano, Moscato, Nebbiolo, Nero d’Avola, Primitivo, Refosco, Sangiovese, Trebbiano, Vermentino e ai vitigni ‘minori’ per estensione colturale, ma non certo per autentica risorsa.

Ciò costituisce un patrimonio culturale che forse solo l’Italia può vantare, grazie alla sua storia regionale così importante e radicata: l’Italia infatti esprime una variabilità ambientale e climatica eccezionale e che nessun altro luogo al mondo può vantare. Possiamo passare dai luoghi alpini al limite della possibilità colturale della vigna, fino alle zone meridionali e marine che consentono la coltivazione di vitigni tra i più tardivi e complessi al mondo. Tra questi due estremi esistono, sempre a latitudini diverse, ambienti collinari, aree pianeggianti, aree costiere che si affacciano su diversi mari, dall’Adriatico, allo Jonio, al Tirreno, oltre che originali realtà nelle isole.

In ragione di questa varietà, occorre maturare la consapevolezza della necessità di interventi agronomici volti alla collocazione spaziale dei vigneti in zone adeguate. Sempre più consumatori sono infatti alla ricerca di autenticità e i produttori più lungimiranti hanno la possibilità di scrivere nuove pagine della viticoltura italiana con più solidità e originalità.

I vini bianchi offrono moltissime sfaccettature e varianti e sono tra i più ricercati nel panorama enologico mondiale. Nascono da un processo di vinificazione detto “in bianco”, durante il quale le uve, che possono essere bianche o rosse, vengono pigiate e il mosto viene immediatamente separato dalle bucce. La pigiatura soffice delle uve favorisce l’estrazione di profumi delicati, fini, fioriti o fruttati, con scarsa presenza di tannini.

A volte i vini bianchi presentano note aromatiche, balsamiche o speziate, che offrono intense sensazioni olfattive e gustative. Possono essere anche sapidi e minerali oppure presentarsi come morbidi e burrosi, a seguito del passaggio in barrique. Rappresentano in ogni caso una gamma complessa e variegata, ponendosi come espressione del territorio da cui provengono le uve.

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