L'Italia vanta una straordinaria ricchezza di vitigni, a volte sconosciuti, a volte dimenticati o in via di estinzione: sono circa 3000 le varietà autoctone, veri e propri tesori enologici che, in epoca di “globalizzazione” vitivinicola, è importante conoscere e valorizzare.

Il termine “autoctono” indica un vitigno che ha origine in Italia, o che è presente sul nostro territorio fin da tempi molto lontani. Un esempio di varietà “autoctona” è la coda di volpe, un’uva conosciuta fin dall’epoca romana e ancora oggi coltivata in Campania. Per “alloctona” si intende invece una varietà introdotta da altri Paesi in tempi abbastanza recenti (ad  esempio il syrah in Toscana).

Varietà come merlot e cabernet sauvignon si trovano ormai da secoli in Italia e per questo, pur essendo originarie di altri Paesi, sono entrate ormai a far parte della nostra tradizione. Tra i vitigni, il sangiovese è quello più diffuso (copre oltre il 10% del territorio coltivato). Insieme a catarratto bianco siciliano, trebbiano toscano, montepulciano, barbera e merlot coprono oltre il 30% delle coltivazioni.

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