Cà dei Quattro Archi
  • Regione: Emilia Romagna (Italia)
  • Vini principali Sangiovese, Albana
  • Anno di fondazione 1999
  • Ettari vitati 5,5
  • Uve di proprietà 100%
  • Produzione annua 15.000 bt
  • Sede Imola (BO)

Cà dei Quattro Archi

Cà dei Quattro Archi

La cantina Ca' dei Quattro Archi si trova sulle colline che circondano Imola e segue una agricoltura di tipo biologico, con alcuni utilizzi dell'agricoltura biodinamica.

La cantina è una piccola azienda a conduzione familiare che produce vini autentici, che rispecchiano le tradizioni e lo spirito del territorio romagnolo.

La cantina è stata fondata da Rita Golinelli e Mauro Mazza nel 1999, quando decisero abbandonare le rispettive professioni per dedicarsi alla viticoltura, riprendendo le vigne di proprietà del padre di Rita, situate sulle prime colline che circondano Imola. 

Ca’ dei Quattro Archi ha un’estensione di circa 5,5 ettari vitati e i vigneti si trovano in due parcelle, una nei dintorni della cantina con suoli ricchi di sabbia gialla e un'altra nell'area di Casalfiumanese, con suoli caratterizzati da argille e calcare.

Le varietà coltivate sono quelle tipiche della zona, come Albana, Malvasia, Trebbiano Romagnolo e Sangiovese, a cui recentemente si sono aggiunti due vitigni internazionali, Merlot e Cabernet Sauvignon.

Le lavorazioni in vigna e le operazioni di vinificazione sono rigorose ed attente e seguono i ritmi della natura senza alcun utilizzo di sostanze chimiche.

II vini sono realizzati in modo da restituire l'identità del territorio e la tradizione dei suoi vitigni, nel rispetto della natura.

Pillole di vinoi naturale: la viticoltura biologica

L’agricoltura biologica in vigna esclude l'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi: sono vietati concimi, diserbanti o anticrittogamici artificiali. Tali divieti segnano un netto confine rispetto agricoltura convenzionale, che impiega fertilizzanti e pesticidi artificiali. La coltura biologica vieta anche l’utilizzo di organismi geneticamente modificati. La base dei trattamenti antiparassitari utilizzati in viticoltura restano zolfo e rame (o la cosiddetta “poltiglia bordolese”, rame addizionato di calce).

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